La Via Crucis spiegata ai bambini

Molti anni fa, ad una signora della parrocchia capitò tra le mani un libro scritto in spagnolo di una scrittrice dal Cile di nome Gabriela Kast; si trattava di una spiegazione ai bambini della devozione della Via Crucis. 

A questa signora piacque tantissimo e, pensando a suoi figli e ad altri bambini, decise di tradurre il libro in italiano con questo titolo: “ACCOMPAGNIAMOLI  A  GESÙ“. Adesso puoi leggerlo anche tu ai tuoi figli.

Su questa colonna mettiamo l’introduzione e la prima parte, mentre che nella seconda colonna trovi le “stazioni” della Via Crucis.

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Accompagnamoli a Gesù

di Gabriela Kast 2003

Introduzione

Sicuramente vi domanderete: “Perché una via Crucis per i bambini?

Perché farli soffrire con un cosa tanto triste? non sarebbe meglio che vedessero qualche bel film su Gesù?

Perché parlargli di morte sapendo che la morte è qualcosa a cui l’essere umano non può sottrarsi?

Perché parlare di sofferenza quando sono così indifesi di fronte alla vita? Lasciateli vivere felici, sono bambini.

Che tremendo equivoco!

I bambini stanno sempre lì, guardano, ascoltano, aspettano di essere presi in considerazione, aspettano che qualcuno gli parli e gli spieghi. Loro vogliono essere coinvolti nelle cose importanti, come per esempio pregare per un’intenzione speciale: in questo modo percepiscono l’importanza della loro preghiera.

I bambini comprendono molto di più di quanto noi possiamo pensare. Dai quattro anni hanno la capacità per apprendere e capire le grandi verità della nostra fede, certo al loro livello. Non esiste in loro il dubbio e sono templi veri dello Spirito Santo: puri, limpidi e trasparenti. Chiedono tutto senza vergogna.

Quando in ogni chiesa vedono Gesù messo in croce, sofferente e trafitto dal dolore, chissà quante domande senza risposta si fanno nella loro coscienza e nel loro cuore?

Perché non siamo noi, i genitori, coloro che li amano a parlare loro di Gesù? Noi dovremmo raccontare loro perché Lui offrì la sua vita e perché morì.

E’ con questo spirito che abbiamo concepito questo libro destinato ai bambini.

Prepariamo la Settimana Santa, con quindici giorni di anticipo, dedicando un giorno ad ogni stazione della Via Crucis.

Che la Settimana Santa non arrivi a noi come una semplice settimana di vacanza dedicata al turismo e al divertimento superficiale.

Questa è la festa massima della nostra Chiesa Cattolica. Noi ricordiamo il momento decisivo in cui fummo salvati. “Qualcuno” che mi vuole bene, come nessuno qui sulla terra, diede la vita per me, perché io potessi vivere per sempre.

Se ci preoccupiamo della fede dei nostri figli quando sono ancora piccoli, non faranno fatica ad essere costanti nella fede quando saranno adulti. La fede è un regalo gratuito di Dio, però non dobbiamo dimenticare che la fede va coltivata e alimentata. Ci può aiutare qualche pratica di pietà: la preghiera in famiglia al termine della giornata, la benedizione del cibo, le rinunce volontarie, celebrare il mese di Maria in famiglia, pregare la via Crucis. Sarebbe anche importante riprendere l’antica tradizione di segnarsi con l’acqua benedetta.

Il libro offre ai genitori un sussidio per poter accompagnare i loro figli a ripercorrere il cammino di Gesù fino alla Croce e alla Resurrezione.

Perché è nostro dovere condurli pazientemente verso la redenzione. Che privilegio il nostro, come genitori poter educare i nostri figli nella fede! Cominciamo insieme a loro una vita nuova, una vita in Cristo Gesù morto e risuscitato che vive in ognuno di noi se solo lo invitiamo a condividere la nostra vita.

Che cosa è una via Crucis?

  • “Che cosa è una via Crucis”- chiese Martin, mentre giocava con il suo camioncino.
  • “La via Crucis – rispose il padre – è rivivere insieme a Gesù il cammino che Lui fece portando la croce fino alla morte.

Per la prima volta Martin, che aveva 5 anni, era invitato a pregare la via Crucis. I suoi fratelli lo avevano fatto già molte altre volte: Tomas aveva 13 anni e Francesca 10 anni. Tutti insieme sarebbero andati in chiesa per percorrere le 14 quattordici stazioni della via Crucis.

  • “Sono come le stazioni della ferrovia?”- chiese Martin.

I suoi fratelli risero, però il papà spiegò che nella chiesa erano affissi 14 quadri ed ognuno rappresentava un momento del cammino di Gesù verso la morte. In ogni stazione si contempla un momento significativo di questo cammino.

Tutti si prepararono per uscire. Martin era molto allegro: per la prima volta lo lasciavano partecipare con i grandi! Guardava i suoi fratelli minori, gemelli di 2 anni e mezzo, con superbia….. e superiorità.

In quel giorno speciale non avevano mangiato carne perché il venerdì Santo non si mangia carne. La mamma gli aveva detto che non si potevano mangiare nemmeno gomme e dolci, come anche i genitori non bevevano né vino nè bevande. A Pasqua tutti dovevano accompagnare Gesù facendo qualche sacrificio.

-“Perché è tutto buio”- ricordava Martin entrando in Chiesa? Infatti ricordava la chiesa ben illuminata nei giorni di Messa.

-“Oggi non c’è la Messa “- spiegò la mamma. Guarda lì davanti, dietro l’altare c’è un cofanetto che si chiama Tabernacolo. Lo chiamano anche “Sagrario”. E lì si conservano le ostie consacrate. Però oggi non ci sono perché il venerdì Santo si ricorda la morte di Gesù e quel giorno Lui non è in chiesa, né nel Tabernacolo, dove sempre Lo si incontra in forma di ostia consacrata.

Parlava sottovoce, mentre camminava verso la parete di sinistra dove si vedevano grandi pitture disegnate. Allora lì il papà si rivolse ai bambini e disse loro a voce molto bassa:

– “Guardate questa è la prima stazione e il primo momento importante della via Crucis qui potete vedere quando Gesù è stato condannato a morte.

PRIMA STAZIONE

GESU’ E’ CONDANNATO A MORTE

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

 

Martin, guardando con occhi molto grandi chiese a voce bassa:

– Papà , ascoltami. Mi puoi dire perché Gesù lasciò che lo uccidessero?

Senza aspettar risposta, Francesca, sua sorella, anche lei chiese:

– Se Lui era Dio perché non dimostrò ai cattivi, che lo volevano uccidere, che Lui era il più forte?

E Martin insistette:

– Mamma! Mamma! Perché Gesù si fece uccidere?

La mamma ed il papà si guardarono e sorrisero. Erano contenti per le domande dei loro figli, che non soltanto guardavano i dipinti ma volevano capire tutto.

– Sai Martin, rispose affettuosamente il papà,- alla tua domanda non è facile rispondere. Ma sono sicuro che il tuo cuore capirà. Ascoltate con attenzione:

Molto tempo fa, più di mille anni fa, Dio creò i primi uomini sulla terra che Gli disubbidirono. Pensavano semplicemente di non aver bisogno di Lui.

Francesca lo interruppe con una domanda:

– Perché Dio, che può tutto, lasciò che gli uomini gli disubbidissero?

Sua mamma le rispose:

– Dio non costringe nessuno ad amarlo. Lascia che ogni uomo scelga liberamente il suo cammino: con o senza Dio.

– Bene, continuo a spiegarvi, disse papà. – Dio era molto triste per quello che era successo quando gli uomini si allontanarono da lui. Chiese a suo Figlio che facesse qualcosa di molto importante così da aprire di nuovo le porte del cielo agli uomini.

– Che cosa doveva fare Gesù? – chiese Tomas

– Una cosa molto difficile – rispose suo padre-. Nientemeno che farsi uomo! Venire sulla terra e accettare in tutto la condizione umana fino alla morte.

E la mamma aggiunse:   – Dio Padre non voleva che Gesù morisse come un uomo. Gli chiese di offrire la sua vita, di morire per tutti noi, perché così tutti i suoi figli potessero vivere con Lui per sempre, nel cielo.

– Papà, questo è come pagare un riscatto? – chiese Martin.

– Puoi dirlo così – gli rispose suo padre-. La morte di Gesù fu come un riscatto che Lui pagò perché gli uomini potessero andare in cielo.

– E voi come avete saputo tutte queste cose? – chiese Francesca-. Chi vi ha raccontato tutto questo?

– Dio ci ha raccontato tutto questo!

Tomas il più grande esclamò con voce forte:

– Come? Non capisco! Non mi potete dire che Dio si è seduto accanto a voi per raccontarvi tutta questa storia!

– Stai tranquillo, Tomas, – gli rispose suo padre-.Devi sapere che Dio ha rivelato agli uomini queste cose attraverso la Bibbia. Questo libro parla di Dio, anzi è Dio stesso che parla di sé.

La mamma aggiunse: – Tutte le sere tuo padre ed io leggiamo una pagina della Bibbia così ascoltiamo Dio.

Rimasero tutti in silenzio. E Martin fu il primo a parlare:

– Adesso capisco perché Gesù accettò la morte e non usò il suo grande potere per salvarsi e vincere i suoi nemici.

Allora la mamma parlò ai suoi tre figli: – Guardiamo la prima stazione che rappresenta il momento in cui Gesù è condannato a morte. Gesù è solo, immobile nel palazzo di Pilato. I suoi amici, impauriti, sono fuggiti. Tutte le persone urlano e lo insultano. Però Gesù non si arrabbia, rimane tranquillo sopportando tutto per amore nostro. Ci insegna in questo modo come usare il silenzio quando la malignità non vuole ascoltare le buone parole. Adesso state in silenzio e pensate a tutto quello che abbiamo detto. Dopo mi racconterete tutto quello che ognuno avrà detto al cuore di Gesù.

Tutti bambini chiusero gli occhi, li chiusero anche il papà e la mamma.

Martin fu il primo a parlare a voce bassa:

– Volete sapere cosa ho detto al cuore di Gesù? Gli ho detto di non preoccuparsi, di non sentirsi mai più solo. Che lo avrei accompagnato sempre, che gli avrei offerto tutto quello che per me era uno sforzo e un sacrificio: prestare la mia palla del calcio anche se non voglio farlo, mangiare tutto il cibo anche se non mi piace. Così non lascerò mai da solo Gesù.

Francesca era impaziente perché voleva parlare: – Io gli ho detto che ogni volta che papà e mamma mi chiederanno qualcosa cercherò di farlo senza arrabbiarmi perché anche io voglio accompagnare Gesù. E voglio che non sia mai più solo.

Tomas, nel frattempo, aveva un nodo in gola e non poteva dire niente ad alta voce. Si ricordava di quante volte aveva lasciato solo Gesù e quante domeniche era andato a messa controvoglia e non voleva riceverlo nella comunione. Si sentiva come un codardo che scappa. Poté solo dire:

-Perdonami Gesù.

RIFLESSIONE:

Quante volte ho lasciato da solo Gesù?

Che posso fare per cambiare?

SECONDA  STAZIONE

GESU’ PRENDE LA CROCE

C: Ti Adoriamo, Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

-Che pena mi da vederti Gesù con quella croce così grossa e così pesante sopra le tue spalle! Disse Francesca guardando la pittura della seconda stazione della via Crucis.

Sapete quanto misurava? Chiese il papà e subito replicò:

– Misurava 4 metri di altezza e 3 metri di lunghezza. Inoltre gli misero sul capo una corona di spine e lo prendevano in giro chiamandolo Re.

Al sentire tutto questo Martin si arrabbiò e disse: – Sono dei …….. ! Perché Gesù non lasciò quella croce così pesante sul pavimento, facendola portare a qualcun altro?

– Sì, io così avrei fatto -aggiunse Francesca-. Così tutti avrebbero saputo che chi comanda è Gesù, perché è Dio.

– Bambini, – gli rispose dolcemente il papà- ricordatevi quello che vi abbiamo spiegato. Gesù accettò di portare la croce perché voleva fare la volontà di suo Padre Dio; Egli disse “Si” per salvarci. C’era bisogno di farlo.

– Guardiamo tutti la croce in silenzio -disse la madre- e pensiamo che ogni volta che ci comportiamo male, che gridiamo, che mentiamo o che ci arrabbiamo, che ogni volta che non lo andiamo a trovare la domenica durante la messa o che non ci confessiamo, quella croce diventa più pesante per Gesù e più difficile da portare. Ognuno di noi deve pensare quante cose ha fatto per rendere più pesante quella croce.

Questa volta nessuno parlò. Tutti si misero a pensare abbastanza tristi.

RIFLESSIONE

Cosa ho fatto per rendere più pesante la croce di Gesù?

TERZA  STAZIONE

GESU’ CADE PER LA PRIMA VOLTA

C: Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Tutta la famiglia si avviò verso la terza stazione. Il papà spiegò quello che stavano vedendo:

-Gesù camminò per tutta la città con la croce sopra le spalle. La croce era tanto pesante che la stanchezza lo vinse e le sue gambe si piegarono: non poteva resistere sotto il peso della croce.

I suoi occhi si riempirono di lacrime e cadde al suolo appesantito dalla croce.

Martin ascoltò la storia con i suoi occhi color caffè spalancati e esclamò:

-Sicuro che si fece male io sono caduto molte volte dalla mia bicicletta e mi sono fatto molto male.

Francesca molto preoccupata, chiese:

-Riuscì ad alzarsi?

-Si. Gesù si alzò, fu coraggioso e seguitò a camminare- rispose sua madre.

E nel frattempo Tomas aveva lo sguardo fisso su Gesù. Sentiva che stava imparando a volergli bene.

Rimasero in silenzio pensando alla caduta di Gesù, e pensando a loro stessi.

All’improvviso Francesca guardò sua madre, domandandole:

-Mamma, sei caduta molte volte?

-Molte volte Francesca, però non come pensi tu. Ci sono molti modi di cadere.

Certo,- disse Martin – puoi cadere da un cavallo o da un albero.

– No, Martin, non parlo di questo. Quel modo di cadere è esteriore, ma esiste un altro modo si cadere che non si vede a causa delle nostre cattive azioni. Queste sono cadute che nessuno vede, tranne Dio nostro Padre. Lui soffre per queste nostre cadute, e ci aiuta a rialzarci. Gesù ci insegnò come fare: si deve confidare nel suo aiuto e cercare sempre Gesù.

– Mamma, e se io non dico la verità è come cadere?- chiese Francesca.

– Si figlia – le rispose la madre con affetto.

Nel frattempo Martin pensava: “Se è così, allora sono caduto molte volte. Credo di essere caduto molto di più rispetto alla cadute dalla bicicletta.”

Da parte sua Tomas non ce la faceva a confidarsi, ma capiva che anche lui era caduto molte volte. Ricordava specialmente qualche esame scolastico: aveva copiato, aveva ingannato. Ricordando lo sforzo che fece Gesù per alzarsi nuovamente pensò a quanto sarebbe stato difficile per lui non rifare gli stessi errori. Finalmente disse a se stesso:”Se Gesù è riuscito ad alzarsi dopo la caduta anche io posso riuscirci”.

RIFLESSIONE

Quali fallimenti personali hanno fatto cadere Gesù dalla croce?

 

 

QUARTA STAZIONE

GESU’ INCONTRA SUA MADRE

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Per Francesca, questa era la stazione preferita. Le piaceva molto, però non ricordava come era stato l’incontro tra Gesù e sua madre.

-Papà, puoi raccontarlo di nuovo? Ho dimenticato molte cose.

-Ti racconterò come avvennero i fatti- rispose il papà:

-Gesù avanza molto lentamente sotto il peso della croce. Nel frattempo la Vergine Maria, Sua madre, era corsa per arrivare ad un punto della strada da cui poteva veder passare suo figlio così da riuscire ad avvicinarsi a Lui. Con molto sforzo trovò un luogo e, mentre aspettava che Lui si avvicinasse, ascoltò le parole delle guardie, il rumore delle loro armi e ascoltò come essi Lo deridevano. Finalmente vide arrivare il suo amato figlio, al quale aveva dato da mangiare ed al quale aveva cantato. In questo momento, Lui che era il Figlio di Dio, era trattato come il peggiore dei criminali e non gli permisero nemmeno di aiutarlo ne di abbracciarlo.

I suoi occhi si riempirono di lacrime. Il suo cuore fu trafitto, sentì un dolore molto forte, come se l’avessero infilzato.

Poterono solamente guardarsi. Soffrivano molto. Non si parlarono perché non glielo permisero, però Gesù si sentì amato e appoggiato da sua madre.

Mentre ascoltavano questo racconto la mamma, Tomas, Francesca e Martin rimasero in assoluto silenzio che si ruppe soltanto quando Martin parlò:

– Povera Vergine Maria! Quanto deve aver sofferto! Se fossi stato Gesù avrei lasciato cadere la croce e sarei scappato da mia madre!

Tutti sorrisero, però Francesca gli contestò:

– Dimmi Martin, come poteva scappare con i vigili e le guardie da tutte le parti?

– In più non dimenticatevi – disse la madre – Gesù voleva fare la volontà del Padre Dio. Doveva arrivare alla cima del monte Calvario portando la croce sulle spalle. Sapeva, che alla fine di questo cammino lo attendeva la morte e sapeva che avrebbe vinto la morte risuscitando.

Mentre la mamma parlava, Tomas guardava la Vergine Maria e Gesù e i suoi occhi lacrimarono. Si asciugò rapidamente affiché nessuno se ne accorgesse.

All’improvviso, tutti ascoltarono la preghiera della madre:

-Grazie, Vergine Maria, per avermi insegnato a non diffidare di Dio nostro Padre e per avermi insegnato a dire sempre di “si” alla volontà di Dio Padre, anche se mi costa sacrificio.

Francesca domandò:

– Voi credete che quando facciamo qualcosa che ci costa sacrificio e ci sforziamo, stiamo dicendo “si” a Dio?

– Sì, Francesca – le rispose suo padre. Questo “sì” che pronunci con grande sacrificio, è un vero regalo a Dio. Con i sacrifici che noi facciamo, Dio può salvare tutti quelli che sono lontani da Lui, tutti quelli che non credono.

– Però papà, -disse Martìn- ci sono tanti milioni di bambini in tutto il mondo! Come fa Dio a sapere quando io dico “sì” o quando io faccio un sacrificio?

– Ascolta con attenzione, Martin, questo è molto importante –gli rispose papà-. Per Dio non c’è alcuna confusione: Egli conosce per nome ogni bimbo, ogni persona tra migliaia di milioni di uomini che vivono sulla terra. Sa quello che ognuno di noi fa o non fa, quello che ognuno pensa e quello che ognuno sente. Vuole bene ad ognuno come un padre perché Egli è il padre di ognuno e di tutti. Io sono tuo padre e guardo con dolcezza quello che fai e quello che ti succede. Tuttavia ancora di più lo fa il Padre che è nei cieli: Dio.

RIFLESSIONE

Potrò imitare la Vergine Maria?

Potrò essere come Lei, dimenticando le mie pene, i miei dolorie pensndo   agli altri?

Ricordo una volta in cui posso dire di aver fatto questo.

 

QUINTA STAZIONE

GESU’ È AIUTATO DA SIMONE DI CIRENE

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

– Come si chiama quel signore che sta aiutando Gesù? – chiede Francesca mentre guarda la Quinta Stazione della Via Crucis.

– Si chiama Simone, ed è nato in un luogo chiamato Cirene in Africa.- rispose suo padre. In quel tempo non esistevano i cognomi e la gente si chiamava per nome insieme al luogo dove era nato. Per esempio Gesù si chiamava “Gesù di Nazareth”.

– Fu l’unico che aiutò Gesù’- chiese Martin.

– In realtà questo signore fu pagato per portare la croce. Avevano paura che Gesù non avesse la forza per arrivare fino al luogo dove sarebbe stato crocifisso.

Dopo il papà continuò a raccontare:

-Sapete perché questo che è successo con Simone di Cirene si ricorda nella stazione? Perché Simone accettò di portare la croce! Senza volerlo aiutò Gesù a percorrere il cammino di salvezza per tutti gli uomini. Mentre portava la croce questo signore capì quello che stava facendo, si convertì e credette a Gesù.

Mentre suo padre parlava, Tomas guardava Simone e pensava: “Come fu fortunato! Aver aiutato Gesù in una cosa tanto importante”. Lo disse a sua madre che gli rispose con queste parole:

– Sì Tomas. Egli incontrò la fede portando una croce che non aveva cercato. Però non credere che soltanto lui fu fortunato. Anche tu hai questa opportunità: puoi portare la croce e aiutare Gesù.

-Però come? – la interruppe Tomas.

– Ognuno di noi ha qualcosa che non vuole fare, qualcosa a cui sfugge o qualcosa che non vuole vedere. Se si presta attenzione a ciò e se si accetta di fare o di cambiare con amore e allegria offrendolo a Dio, questo è portare la croce; una croce che non si vede, ma che si porta nel cuore.

Tomas chiuse gli occhi e pensò a quello che gli faceva più fatica fare: i suoi studi. Si rendeva conto che amava Gesù e che aveva bisogno di Lui sempre di più. Se si trattava di aiutare Gesù, regalandogli quello che gli costava di più, doveva studiare ogni volta di più e offrire questo sacrificio a Gesù. Si sentì molto strano e disse ad alta voce:

-Sento nel mio cuore un impulso ad aiutare Gesù. Credo che Lui mi guarda però sono molto pigro, disordinato, credo che non ce la farò ad aiutarLo.

Sua mamma gli disse immediatamente con dolcezza:

– Sicuramente Lui ti guarda e guarda tutti noi. Lui ha bisogno del nostro aiuto e anche se pensi di essere disordinato e pigro, ricordati sempre che Egli ha bisogno di te proprio per questo, per farti cambiare, per farti impegnare di più.

RIFLESSIONE

Quali sono le cose più difficili della mia vità?

Potrei amare le cose che appaiono difficili, amarle e farle con gioia?

 

SESTA STAZIONE

LA VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESU’

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

– Come è bella quella signora che si avvicina a Gesù! Chi è? – chiese Francesca mentre guardava la Sesta Stazione della Via Crucis.

– Si chiamava Veronica.- rispose suo padre. Era una donna molto silenziosa che non amava mettersi in mostra. Ma quando vide Gesù sanguinante non poté fare a meno di aiutarlo mettendosi in mostra. Così che dopo duemila anni parliamo ancora di lei.

Il papà continuò a spiegare:

– Ella passò tra la gente e asciugò il viso di Gesù con un panno bianco. Lo fece con tanta delicatezza e amore, che il volto santo di Gesù rimase impresso nel panno. Potete immaginare come Veronica conservò quel panno tanto prezioso. Era come se Gesù le avesse regalato la sua immagine in premio.

Nel frattempo Martin guardava ammirato la Veronica e disse a tutti:

– Credo che questa signora fu molto coraggiosa, perché fu buona con Gesù davanti a tutti quegli uomini cattivi. Questo sì che è difficile.

– Hai ragione Martin – gli rispose suo padre -. Molte volte vogliamo essere buoni, però non ci riusciamo, abbiamo vergogna e pensiamo a quello che possono pensare gli altri.

Francesca ascoltava pensando che il Padre celeste si sarà sicuramente rallegrato nel vedere questa donna aiutare suo Figlio Gesù. Dopo un momento disse a tutti:

– Sapete io credo che Dio deve aver chiesto a Veronica di aiutare e consolare suo Figlio. Veronica ha prestato le sue mani a Dio per aiutare Gesù, è come se lo avesse fatto Dio stesso.

– Francesca, stai dicendo delle cose bellissime. Chi te le ha suggerite?- chiese la mamma.

– Mamma ne abbiamo parlato in classe – risposte Francesca -. Ci hanno spiegato che dobbiamo prestare a Dio le nostre mani, i nostri occhi, la nostra bocca. Dio li usa come piace a Lui e nel frattempo è come se Dio vivesse in noi.

Tomas ascoltava e ricordava tutte quelle volte che aveva non aveva prestato le sue mani, e tutto se stesso a Dio. Non era per niente contento di se stesso. Però chiese perdono e pregò. Allora si sentì più tranquillo.

RIFLESSIONE

Come puoi prestare a Dio Padre le tue mani, i tuoi occhi, i tuoi orecchi, la tua bocca e il tuo cuore?

Puoi ricordare qualche volte che hai fatto quello che Dio voleva da te?

SETTIMA STAZIONE

GESU’ CADE PER LA SECONDA VOLTA

C: Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Il papà aveva appena finito di raccontare che Gesù era sempre più stanco debole, che i suoi passi erano sempre più piccoli e insicuri. Infatti, Gesù, appena ebbe passata la porta della città cadde per la seconda volta.

Tutta la famiglia guardò la scena dipinta sulla parete, l’ultima stazione sul lato sinistro della chiesa.

– C’è dolore sul suo viso – diceva il papà -, però guardate c’è qualcosa di più nella sua espressione. Tutto il corpo piange per il dolore. Lo sforzo è insopportabile. Ricordate che Gesù è un uomo vero, ma allo stesso tempo, come Figlio di Dio, come Dio sapeva molto bene che questa spaventosa croce così pesante era la chiave per aprire le porte del cielo. Non posso dire che la sua espressione sia gioiosa, però c’è una luce di speranza e di felicità dolorosa nei suoi occhi. Ve ne rendete conto?

– Non capisco, papà – disse Martin -. Come puoi soffrire fisicamente così tanto ed essere felice dentro, nel tuo cuore?

– Martin, io so che non è facile capirlo. Però ascolta con attenzione: ci sono a volte delle sofferenze, per esempio ti fai male ad un dito con un martello o un’ape ti punge. Allora piangi ed urli con disperazione, il dolore ti sembra insopportabile. Allora se ti trattieni per un secondo e nel tuo cuore offri questo dolore a Dio, avverrà qualcosa di meraviglioso. Non ti dirò che il dolore scompare, ma torna sopportabile. Prima era un dolore senza senso, adesso il tuo dolore serve per qualcosa. Senti Dio in te, senti amore, il tuo cuore si rallegra e il dolore diventa sopportabile.

Allora disse la mamma:

– A Gesù succede la stessa cosa. Il suo corpo si ribellava perché sentiva molto dolore. Ma il suo cuore emanava gioia perché stava offrendo un sacrificio enorme per salvare tutti gli uomini.

Il papà aggiunse:

– Sopra le sue spalle portava i peccati di tutti gli uomini, una croce molto pesante! I peccati di tutti gli uomini lo fecero cadere.

Francesca che era rimasta in silenzio fino a quel momento chiese:

– Mamma credi che potrò rialzarmi sempre dopo una caduta?

– Figlia, da sola non ce la farai, ma con l’aiuto e il perdono di Dio sì.

RIFLESSIONE

Hai sentito qualche volta un dolore molto grande?

Racconta come è stato.

 Se succedesse nuovamente credi che potresti offrirlo a Gesù?

OTTAVA STAZIONE

GESU’ INCONTRA LE DONNE DI GERUSALEMME


C Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Tutta la famiglia si diresse dall’altro lato della chiesa. Davanti all’ottava stazione Francesca, mentre guardava la scena, esclamò:

– Guardate tutte quelle donne! Si vede che volevano molto bene a Gesù: stanno tutte piangendo.

– Si gli volevano molto bene. Gesù aveva chiesto loro di non piangere per Lui – disse il papà .

– Allora, perché stanno piangendo? – chiese Martin.

Il papà gli spiegò:

– Gesù ha detto loro: “non piangete per me, piangete per voi stesse e per i vostri figli”, piangete per i peccati che ognuno fa ogni giorno, per quelli che stanno lontano da Dio. Queste donne compresero, ma continuarono a piangere per Gesù.

La mamma aggiunse:

– Questo che papà ha appena finito di spiegare è molto importante. Infatti, nel mondo, c’è ancora tanta gente che non crede né in Dio né in Gesù, che ha tanto sofferto per donarci la vita eterna. A questo pensava Gesù quando disse a queste donne di non piangere per Lui. Anche noi dobbiamo fare come disse Gesù. Dobbiamo preoccuparci per le persone lontane da Dio. Anche noi molte volte non facciamo quello che Dio vuole: ci allontaniamo.

– Sì, – disse Tomas – e dobbiamo pregare molto per queste anime che sono lontane da Dio e per le nostre mancanze.

– Questo mi piace! – esclamò con entusiasmo il papà -. Stiamo pregando molto poco. E continuò:

– Che ne pensate se da oggi preghiamo in famiglia per coloro che non credono in Dio?

– Anche io posso pregare? – chiese Martin.

– Sì, se lo vuoi- rispose il papà – si, se lo desideri.

Martin pensò: “Allora anche io pregherò per la conversione di coloro che non credono in Dio e per essere sempre più buono”.

RIFLESSIONE

Posso da oggi con il mio fare e parlare essere da esempio per le persone che non conoscono Dio? Se ci dovessi riuscire potrò essere l’unico Vangelo che loro conoscono.

Posso da oggi fare una piccola preghiera per coloro che sono lontani da Dio?

NONA STAZIONE

GESU’ CADE PER LA TERZA VOLTA

C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Martin cercava di fare i conti per capire quante persone esistevano nel mondo. Non riusciva a credere che Gesù potesse farsi carico dei peccati di tutti gli uomini. Nel frattempo la famiglia era arrivata di fronte alla nona stazione e Martin, vedendo Gesù nuovamente per terra, piegato sotto il peso della croce, si arrabbiò pensando al peso di tutti quei peccati.

– Papà quanti uomini ha il mondo?

– Perché Martin! – chiese il padre.

– Vorrei calcolare il peso della croce che Gesù portava, facendosi carico di tutti i nostri peccati.

Il papà spiegò:

– Siamo circa 5 miliardi.

Francesca che stava ascoltando disse:

– Come!! Gesù si fece carico dei peccati degli uomini di allora, di adesso e di quelli che verranno?

– Sì, figlia, di tutti.

– Certo che cade di nuovo! – disse Martin.

La mamma aveva ascoltato la conversazione in silenzio. Allora chiese ad ognuno di loro di parlare in silenzio a Gesù, caduto sotto il peso della croce per tutti i nostri peccati.

Martin nel suo cuore parlò così a Gesù:

“Ascolta Gesù, io so di essere piccolo come una formica, senza importanza, ma voglio chiederti scusa. Ho pensato sempre solo a me, chiedendoti le cose che volevo per regalo e quello che gli altri potevano darmi e non mi davano. Sono stato molto egoista però adesso vedendoti nuovamente per terra, caduto anche per le mie colpe, ti dico di cuore che voglio cambiare. Anche se sono poca cosa vorrei dare, voglio essere un altro Tomas, diverso, preoccupato per gli altri. Signore aiutami ad alzarmi lasciando tutti i miei egoismi. Aiutami ad essere come Te, che hai dato la tua vita per tutti. Io voglio aiutarti ed alleviare il peso della tua Croce, ma ho bisogno di te, del tuo aiuto per poter cambiare ed essere generoso”.

Nel frattempo anche Francesca parlava con Gesù e gli diceva in silenzio:

“Gesù non capisco quello che mi succede. Alle volte sono arrabbiata perché le cose non sono come le vorrei. Ti chiedo sempre aiuto, però non sempre mi ascolti, non ho pazienza e non so come cominciare nuovamente. E’ molto difficile ritornare ad essere allegra. Adesso ti vedo per terra e so che hai potuto rialzarti anche se portavi quella croce così pesante. Se tu ci sei riuscito anche io cercherò di fare uno sforzo. Ti voglio molto bene Gesù.

Martin fissava Gesù per terra sotto la croce e disse a sua madre:

– “Potrei mettermi sotto la croce insieme a Gesù e sforzarmi insieme a Lui di sollevarla, non ti sembra mamma?”

– Sì figlio. Però c’è soltanto un modo in cui puoi farlo: devi essere molto generoso e servizievole. Lottare contro tutto il male che c’è dentro di te. Ogni volta che fai uno sforzo la croce si solleva un po’.

RIFLESSIONE

Posso rialzarmi di nuovo come fece Gesù?.

Che potrei fare per aiutare Gesù a sollevare quella croce così pesante?

DECIMA STAZIONE

GESU’ E’ SPOGLIATO DELLE SUE VESTI

C. Ti adoriamo, Cristo e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Martin non poteva credere a quello che stava vedendo. Si era reso conto che avevano tolto i vestiti a Gesù lasciandolo nudo.

– Papà, io a quei cattivi gli avrei dato una bastonata per quello che hanno fatto a Gesù. . Sicuramente se tu ed io fossimo stati lì non quelli non avrebbero avuto il coraggio di fare quello che hanno fatto.

Nessuno rispose. Tutti guardavano la Nona Stazione, raffigurata sulla parete della chiesa. La guardavano in silenzio con molto dolore.

La prima a parlare fu la mamma, per raccontare loro quello che stava succedendo a Gesù.

– Succede molto spesso che la gente, quando vede qualcuno indifeso, si burla di quella persona, la attacca di più. Così accadde a Gesù. Gli tolsero i vestiti e li estrassero a sorte. Gesù rimase nudo e sicuramente ebbe un senso di vergogna. Fu un altro sacrificio che offrì per la nostra salvezza. Lui offriva tutto: ogni dolore, ogni pena, ogni vergogna.

Il papà interruppe il racconto e disse:

– Attenzione! Non dovete dimenticare che a Gesù tolsero tutto tranne l’anima, la cosa più importante, la Sua anima non poterono togliergliela.

Francesca, che aveva ascoltato tutto con molta attenzione, pensò:

“Come mi sono sbagliata fino ad oggi!” e disse a voce alta:

– Mamma, sai io mi preoccupavo tanto dei vestiti che si consumano, dei vestiti che hanno le mie amiche e non pensavo all’anima, come ha appena detto papà. Devo pensare di più a come vestire la mia anima e non tanto a quello che è di moda.

Dopo Francesca parlò con Gesù e gli disse:

– Adesso non posso aiutarti per quello che è accaduto tanti anni fa, ma posso, ogni giorno di più, con il mio cuore e le mie preghiere coprire il tuo corpo senza vestiti essendo buona, gioiosa e aiutando gli altri.

Tomas pregava in silenzio chiedendo perdono per tutte quelle volte che aveva preso in giro tante persone, perché i loro corpi gli sembravano ridicoli. Il corpo nudo di Gesù gli fece capire che c’è qualcosa di puro, di segreto nel corpo di ogni uomo, perché è Dio che vive in ognuno di noi, per piccolo che uno sia. Pensò: “Se io prendo in giro qualcuno sono uguale ai guardiani che risero di Gesù”. Finalmente disse a se stesso, sempre in silenzio: “Devo curare il mio corpo. Anche nel mio corpo vive Dio.”.

RIFLESSIONE

Curo il mio corpo?

 Mi ricordo che la mia anima vive in esso?

Rispetto il corpo degli altri perché in esso vive Dio?

UNDICESIMA STAZIONE

GESU’ E’ INCHIODATO SULLA CROCE

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Arrivarono così all’undicesima stazione. Martin si coprì gli occhi vedendo Gesù messo in croce:

Mamma, non mi piace vederLo così. Non mi è mai piaciuto vederlo con le braccia aperte, con i chiodi nelle mani e nei piedi. Preferisco non guardare. Mi fa molta tristezza.

La mamma gli rispose:

– Martin, io so che ti dà tristezza, però pensa al gesto valoroso di Gesù. Pensa che lo fece per amore tuo e per amore mio. Pensa che quelle sue braccia aperte, inchiodate sulla croce, significano un’altra cosa: Gesù ci dice che così ci riceverà sempre a braccia aperte, riceverà anche tutti quelli che si comportano male e che si pentono.

Il papà abbracciò Martin e gli disse a voce bassa:

– Martin non dimenticare che Gesù visse 33 anni e che sapeva fin dall’inizio come sarebbe finita la sua vita: sapeva che doveva accettare questa morte, perché era la volontà di suo Padre. Quello era il momento più importante della sua vita sulla terra, mentre era un uomo come noi.

La mamma lo interruppe e spiegò a Martin:

– Figlio guarda la madre di Gesù, la Vergine Maria. Il suo dolore era immenso. Immaginate quello che sentiva vedendo che stavano per uccidere il suo amato figlio. Ma ella fu coraggiosa e gli fu sempre accanto. Ella sapeva che Gesù accettava di morire per salvare tutti noi.

Dopo, rivolgendosi a tutti, continuò dicendo:

– Sapete, bambini, quello che Gesù chiese a Dio, suo Padre, quando lo stavano mettendo in croce? Gesù disse così: “Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Lui fu capace di perdonare tutti gli uomini che lo stavano mettendo in croce e che gli stavano togliendo la vita. Fu capace di chiedere perdono, a suo Padre, per loro.

Allora Francesca guardò sua madre e le chiese:

– Mamma, se Gesù ci perdona sempre, anche i peccati più gravi, perché per noi è così difficile perdonarci?

La mamma le rispose dolcemente:

– Sai noi siamo molto deboli senza l’aiuto di Gesù. Se chiediamo aiuto a Lui anche noi potremo riuscire a perdonare.

– A quante cose avrà pensato Gesù mentre era crocifisso, prima di morire! – commentò il papà -. Lui sapeva che quella croce, sulla quale stava morendo, ci avrebbe dato la vita eterna. Gesù sapeva che in quel momento guardando la croce avremmo imparato a confidare in Lui, sapeva che accanto a tutte le sofferenze che abbiamo, esiste la speranza della felicità e l’amore eterno. Infatti la vita continua accanto a nostro Padre che è nei cieli.

Francesca si avvicinò alla croce, guardò Gesù e gli disse:

– Grazie Gesù! Sei stato molto coraggioso e generoso. Voglio essere come Te.

– Sai papà – disse Martin -. Adesso mi piace guardare la croce. Puoi metterne una nella mia camera? Mi piacerebbe averne una come la tua.

RIFLESSIONE

Quando guardo la Croce di Cristo lo faccio con amore e ringraziamento?

Vuoi essere coraggioso e generoso come Gesù?

DODICESIMA STAZIONE

GESU’ MUORE IN CROCE

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Tomas era irrequieto. Guardava con molta inquietudine il quadro che rappresentava la morte di Gesù. Suo nonno, a cui voleva molto bene, era morto da poco tempo. Come è possibile che qualcuno che oggi è con noi all’improvviso non ci sia più?

“Non vedrò mai più mio nonno. Perché? Dove sta? – Pensava e voleva piangere. Chiese allora a suo padre:

– Io so che Gesù morì sulla croce. Però come furono i suoi ultimi momenti? Che cosa disse prima di morire?

– Ascolta, Tomas – gli rispose suo padre -. Gesù fino alla fine della sua vita continuava a pensare a noi, a tutti gli uomini. Morire sulla croce è qualcosa di terribile. Egli soffrì molto, ma si preoccupò di noi e ci lasciò anche la sua mamma.

– Come? – interruppe Martin -. Ci regalò la sua mamma?

– Si, Martin – rispose il papà-. Quel giorno dalla croce “vedendo sua madre e accanto a lei, il discepolo che amava tanto” le disse “ecco tuo figlio”. E dopo disse al suo discepolo Giovanni: “Ecco tua madre”. In effetti diceva queste cose a tutti noi.

Dopo aver ascoltato queste parole, Francesca esclamò molto impressionata:

– Papà io non sapevo che Gesù, dalla croce, ci avesse regalato sua madre! Da quel momento divenne la madre di tutti noi?

– Si, Francesca. Così è da quel momento.

Tomas pensieroso domandò ancora:

– Papà cosa altro disse Gesù prima di morire?

– Poco prima di morire Gesù parlò a suo Padre Dio e disse: ”Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”.

– Che cosa significa questo, papà? Chiese Tomas, molto ……

Fu la mamma che gli spiegò:

– Sai questo significa che Gesù, parlando con suo Padre, gli diceva: papà sono tranquillo, accoglimi fra le tue braccia, ricevi la mia anima, vengo verso di Te, accoglimi non mi lasciare solo.

Francesca sentiva che i suoi occhi lacrimavano, ed in silenzio disse a Gesù: “Gesù quando io morirò mi piacerebbe dire le stesse cose che hai detto Tu: “Padre nelle tue mani affido il mio spirito. Adesso ho capito quello che volevi dire.

Nel frattempo Tomas chiedeva:

– Che successe dopo? A che ora morì?

– Dopo essersi raccomandato a suo Padre, – spiegò il papà – Gesù morì. Erano le tre del pomeriggio, in pieno giorno. All’improvviso tutto si oscurò come se fosse notte, e si produsse un tremore molto forte: tutta la terra tremò per la morte del Figlio di Dio. Ma allo stesso tempo si erano aperte le porte del cielo per tutti noi.

Il papà sorrise e gli disse:

– Figli non vi rattristate. Quella morte portò qualcosa di nuovo al mondo: il cielo fiorì come la primavera e si riempì di anime che raggiunsero la vita eterna.

Tomas cercava di non piangere. Allora suo padre aggiunse:

– Il nonno, a cui vuoi tanto bene, è già con il Padre Dio in cielo. Sicuramente lui è più felice che mai grazie a Gesù. Credo che in questo momento lui ci guarda con affetto dal cielo.

Tutti guardarono Tomas che disse, asciugandosi le lacrime:

– Hai ragione, papà: questo grazie alla morte di Gesù.

RIFLESSIONE

Come posso ringraziare Gesù per il suo sacrificio sulla croce?

 

TREDICESIMA STAZIONE

GESU’ E’ DEPOSTO DALLA CROCE

C: Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo;:

T: Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

– Papà – chiese Martin -. Come tolsero Gesù dalla croce? Chi lo fece? I buoni o i cattivi?

– I suoi amici. – rispose suo padre.

Però Francesca voleva avere maggiori dettagli e chiese:

– Papà che successe?

Ed il papà continuò:

– Quel venerdì, lo stesso giorno che Gesù morì, quando fu quasi notte, la Vergine Maria e Giovanni, continuarono a stare ai piedi della croce. Ella aveva il suo cuore distrutto dal dolore e piangeva. Come poteva togliere Gesù dalla croce? Non potevano toglierlo senza un permesso di Pilato. Soffriva molto: suo figlio era morto e desiderava che il corpo santo di Gesù riposasse in un luogo dove nessuno potesse fargli altro male. Grande era la sua pena e le sue lacrime, insieme alla crescente oscurità della notte, non gli permettevano di vedere suo figlio morto sulla croce.

In quel momento apparvero due signori. Giuseppe di Arimatea e Nicodemo. I due erano persone molto importanti per il popolo ebraico, però nessuno sapeva che seguivano Gesù. Non lo avevano detto a nessuno, lo ascoltavano sempre pregando per lui da lontano. Gesù li conosceva e li amava, anche se non ebbero mai la forza di seguirlo apertamente. Però quando Gesù morì si fecero coraggio. Parlarono a Pilato chiedendo il permesso di deporre il corpo di Gesù e darlo a sua madre la Vergine Maria.

Martin, che ascoltava attentamente il racconto di suo padre, chiese:

– Papà, Giovanni, quell’apostolo amico di Gesù, insieme a Giuseppe e Nicodemo, furono loro che deposero il corpo di Gesù?

– Si, Martin. Puoi immaginare con quanta cura e venerazione lo fecero, fino a deporre quel corpo nelle braccia di sua madre.

– Povera madre – Disse Francesca con le lacrime agli occhi, non so come potè sopportare tutto questo.

Nell’ascoltarla la mamma di Francesca la guardò e le disse:

– Perché lo amava Francesca! Per amore. Ella sopportò tutto: offrì tutto il suo dolore a Dio, facendoci imparare così che sempre si deve compiere la volontà di Dio e non quello che noi pensiamo o vogliamo.

Francesca mosse la testa tristemente:

– Non avevo mai pensato a tutta la sofferenza della Madonna.

Nel frattempo Tomas pensava: “Quanta solitudine e che forza ebbe la mamma di Gesù in quel momento così terribile. La guardò e in silenzio le disse:

“Da oggi sarò il tuo aiutante. Farò le stesse cose che hai fatto tu. Offrirò a Dio tutte le mie pene, tutto quello che mi fa fatica fare e tutto quello che mi fa male. Sai Madonnina ti voglio molto bene, non sarai mai più sola. Noi saremo con te”.

Martin aveva ascoltato tutto e rimase in silenzio per un lungo periodo guardando direttamente la croce. All’improvviso ad alta voce disse a tutti:

– Sapete io non posso togliere i chiodi di Gesù dalla croce, ma c’è qualcosa che posso fare: vado a togliere i chiodi dal mio cuore.

– Che significa?- chiese Francesca.

– Vuol dire che sono deciso a fare tutte le cose buone che posso, anche se non mi piacciono. Vado a lasciare la mia bicicletta, non lascerò cibo nel mio piatto. Non ti sembra che è come togliere un chiodo? Sono sicuro che Gesù sarà contento di me.

Tutti rimasero a guardarlo. Martin non sembrava più il bambino di sempre.

RIFLESSIONE

Vergine Maria vorrei accompagnarti nel tuo dolore.

Che buone azioni posso fare per togliere qualche chiodo dalla croce di Gesù?

 

QUATTORDICESIMA STAZIONE

GESU’ E’ POSTO NEL SEPOLCRO

C. Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo.

T. Perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

Camminando lentamente arrivarono davanti alla quattordicesima stazione, l’ultima.

Francesca si avvicinò a sua madre e l’abbracciò. Timidamente le chiese:

– Mamma Gesù venne portato ad un cimitero come quello del nonno?

I tre bambini avevano un sentimento di dolore lo stesso che avevano provato per la morte del loro nonno.

– No, Francesca – rispose la mamma. Gesù nacque povero in un presepe e morì povero, senza avere un sepolcro dove riposare dopo la morte.

– Allora dove lo portarono?- chiese Martin.

– Ascoltate – disse il padre. Vi racconto quello che è successo:

– Ricordate Giuseppe di Arimatea? L’amico di Gesù che chiese il permesso a Pilato per deporlo dalla croce. Giuseppe aveva un sepolcro, scavato nella roccia. La porta del sepolcro era piccola e per entrarvi bisognava abbassarsi. In questo sepolcro nuovo deposero Gesù. La Vergine Maria, l’apostolo Giovanni, Giuseppe, Nicodemo ed alcune donne accompagnarono Gesù nel sepolcro. Una di queste donne si chiamava Maria di Magdala .

– Per la Vergine Maria questo fu un momento molto triste, ma era serena perché sapeva che suo Figlio stava per abbracciare il Padre. Dopo la tempesta viene sempre la calma e adesso Maria, che aveva una fede profonda in Dio, stava accettando tutto quello che era successo.

– Papà – interruppe Francesca -, se Gesù non aveva dove essere sepolto che ne dici se io gli regalassi il mio cuore per farlo riposare, come se fosse il sepolcro di Giuseppe di Arimatea?

– Francesca, io credo che Gesù sarebbe molto contento e ti ringrazierebbe molto. Le rispose il papà.

– Bambini, – aggiunse – adesso possiamo andare a casa. Magari questo silenzio che abbiamo vissuto in chiesa, rivivendo la Via Crucis, lo possiamo continuare ad avere nel resto della giornata e nei giorni che seguiranno. Cercheremo di non gridare, di non litigare, di aiutarci. Accompagniamo la Vergine Maria, in questo suo momento di tristezza. Non dimentichiamoci di parlarle e di pregare. Il sabato Santo è dedicato alla Vergine Dolorosa, che è un altro nome della Vergine Maria.

Tomas, Francesca e Martin parlavano tra di loro. Avevano deciso di preoccuparsi soprattutto della Vergine Maria in questi due giorni di attesa. Erano decisi a parlarle e a pregare per non lasciarla mai sola in nessun momento; la loro madre celeste stava soffrendo come non mai.

RIFLESSIONE

Riesco ad offrire il mio cuore a Gesù per farlo riposare?

Come posso accompagnare la Vergine Maria fino alla resurrezione di Gesù?

“QUINDICESIMA STAZIONE”

GESÙ È RISORTO

Finalmente arriva il gran giorno: Gesù risorge.

Appena fece giorno, Francesca si alzò e corse a svegliare i suoi fratelli. Prima Martin e poi Tomas e dopo i gemelli Manuel e Giuseppe.

– E’ domenica, è domenica! – gridava. Oggi è festa, è festa.

– Perché è festa – chiese Martin, ancora addormentato.

– E’ perché Gesù è risuscitato: non è morto. Tornò a vivere e noi per questo festeggiamo -. Andiamo dai genitori vi assicuro che sono svegli e ci stanno aspettando. Forse abbiamo una sorpresa.

Corsero tutti verso la camera dei genitori:

– Mamma, papà! Gesù è risorto! E’ domenica! – gridò Martin, ripetendo quello che aveva detto Francesca.

– Si’ è così, venite tutti! – disse la mamma.

Saltarono sul letto e si salutarono con gioia. Il papà disse a Tomas:

– Buona Pasqua, figlio!

– Perché mi dici così, papà?

– Così è come ci dobbiamo salutare in questa giornata, Tomas. E’ Pasqua! Stiamo festeggiando la resurrezione di Gesù. Questa resurrezione ci ha salvato. Così potremo vivere con Lui per sempre.

– Buona Pasqua, papà! – rispose Tomas. Per la prima volta si rendeva conto che la Pasqua non è il Natale. La Pasqua è la festa della resurrezione.

La mamma aveva preparato per quel giorno una prima colazione molto speciale. Al centro della tavola aveva messo una torta con una candela e sulla tavola c’erano tanti dolci e cioccolatini.

I primi a correre a tavola furono i gemelli, Manuel e Giuseppe.

– Mamma posso accendere la candela? – chiese Francesca. E così fece.

Tutti erano seduti al loro posto, nessuno si azzardava a toccare niente, perché prima di cominciare a mangiare bisognava pregare: tutti insieme! Fu una preghiera gioiosa e felice.

Tutti i bambini gustarono ogni dolce e ogni cioccolato. Non avevano toccato cibo dal venerdì e tutti gli sembrava più buono che mai.

Qualche giorno prima avevano dipinto le uova. Erano raggianti. La mamma gli spiegò:

– Adesso siamo tutti uniti intorno alla nostra mensa, ma tra poco andremo a condividere la mensa con Gesù, nella messa di Pasqua.

Si vestirono e si incamminarono verso la chiesa, anche i gemelli.

– Gesù ci vuole vedere tutti! – disse la mamma.

Arrivarono in chiesa con molto anticipo. I genitori desideravano che i loro figli stessero molto vicini a Gesù che era ritornato nel suo Sagrario.

– Mamma – chiese Francesca – A che ora è risuscitato Gesù?

– Molto presto. Durante la notte, nonostante il sepolcro fosse ben chiuso e ben vigilato dalle guardie di Pilato, poiché molta gente diceva che Gesù sarebbe risuscitato.

– Così fu!- continuò il padre. Lui stesso si alzò ed uscì dal sepolcro. Le guardie non poterono vederlo, Gesù era glorioso pieno di luce.

– Il Vangelo non dice che Gesù apparve per primo alla sua mamma – aggiunse il papà -. Nessuno lo vide, ma quella fu la prima cosa che fece.

Tomas, che ascoltava attentamente, fece un cenno di assenso con la testa e aggiunse:

– Anche io credo che avvenne così. Un figlio cerca sempre la sua mamma e cerca sempre di alleviare le sue pene.

-In quel momento iniziò la Santa Messa. Tutti parteciparono con gioia.

Il papà disse a voce bassa:

– Gesù è qui vivo e risuscitato, ci guarda tutti. Lui è felice perché tutti siamo con Lui.

A sua volta la mamma aggiunse:

– Lui ci guarda con molto amore. Cerchiamo di ascoltarlo così ognuno di noi saprà portare la propria croce il proprio dolore. Dopo ogni dolore arriva la luce, arriva la Resurrezione. Dobbiamo promettere di camminare accanto a Lui.

La messa era finita. I bambini contavano quante volte sarebbero andati a trovare Gesù nelle settimane seguenti. Però il papà li interruppe dicendo:

– Manca qualcosa di molto importante, dobbiamo salutare la mamma, la Vergine Maria, perché suo Figlio è vivo è risuscitato.

– Come posso salutarla? – chiese Martin.

– C’è una preghiera molto bella – le rispose il padre -. Ripetiamola insieme:

“Rallegrati, Regina del cielo

Alleluia!

Perché hai meritato di portarlo nel tuo grembo

Alleluia!

Resuscitò come Dio;

Alleluia!

Prega per noi;

Alleluia!

Gioisci e rallegrati, Vergine Maria, Alleluia;

Perché è resuscitato, in verità, il Signore

Alleluia!

Preghiamo.

– Dopo si dice così – aggiunse il papà:

O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine, concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine. Per Cristo nostro Signore.

– Papà, – disse Martin- vorrei impararla a memoria. Voglio recitarla tutti i giorni.

– A casa la copieremo su un pezzo di carta. – disse il papà.

Dopo la messa andarono a casa. Erano allegri. Era veramente un giorno di grande felicità.

 

Regina Caeli

Regina dei cieli, rallegrati,
alleluia.

Cristo, che hai portato nel grembo,
alleluia,

è risorto, come aveva promesso,
alleluia.

Prega il Signore per noi,
alleluia.

Rallegrati, Vergine Maria,
alleluia.

Il Signore è veramente risorto, alleluia.

Preghiamo.
O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine, concedi a noi di godere la gioia della vita senza fine. Per Cristo nostro Signore.

 Amen.